Clavarezza Consorzio Rurale

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Documenti storici

Documento n. 3
14 maggio 1604, una lite risolta con una penaccata!
(a cura di Paolo Brassesco)

Il documento che segue verte su una denuncia conservata presso l’Archivio di Stato di Genova relativa ad un violento fatto avvenuto nel lontano giorno di San Mattia (14 Maggio) del 1604.

Le due protagoniste coinvolte furono Brigida, molie di Batista Peire (antica forma del cognome Poirè) di Frassinello, e Chatalina, molie di Benedeto Firpo di Cravarecia le quali, trovandosi entrambe impegnate nel lavoro quotidiano nei boschi, ebbero un “vivace” litigio.

Quanto alla dinamica del fatto, a dire il vero, nelle tre testimonianze raccolte dal solito notaio Chiappino Rossi, questa non risulta del tutto chiara e comprensibile. Tuttavia ben si delineano rapporti tesi tra gli abitanti di Frassinello e Clavarezza dell’epoca, proprio sulla questione allora fondamentale su chi avesse il diritto di sfruttamento delle risorse dei boschi in questione (“in li boschi che sono in lite tra noi e loro”) per i quali sfortunatamente non conosciamo la collocazione geografica.

documentostorico
 

Tornando al folle gesto compiuto da Chatalina, nelle testimonianze rese da Pelegro Rabuso ( forma antica del cognome Rebosio) e Bartolomeo Peire emerge chiaramente il contesto di confusione e grida generate dalla sproporzionata reazione di Chatalina.
Diverso invece è il resoconto di Batista Guagnino: a quanto da lui raccontato, sempre il Pellegro toccò la mano di Chatalina (“e Pellegro Rebuso che tocho la mano a Catalina”) scatenando l’ira di Brigida, la quale iniziò ad urlare (“e chosì Brigida crido”). Da ciò ne scaturì una discussione piuttosto vivace con una ragazza li presente (“ed una garsoneta e si pilianno di parole”) sfociata in una aggressione di tale ragazza nei confronti di Brigida (“e cosi quella garsona mise mano a detta Brigida”) .

A questo punto, non è chiaro se per difendere la garsoneta in questione o per altri motivi, nella violenta lite intervenne la nostra Chatalina, la quale, senza dire nulla sferrò un violento colpo di roncolata in testa alla povera Brigida (“ allora Catarina sensa dire altro gli dette della penacha in la testa ” ).

Nulla sappiamo quali conseguenze ebbe la roncolata sulla testa di Brigida, perché su questo fatto almomento non ho ritrovato nessun’altro documento.

Per chi volesse leggersi l’intero atto, lo riporto qui sotto, trascritto in maniera fedele all’originale… Buona lettura!

Notai Val Polcevera 2, Chiappino Rossi n.274

1604 a di 29 Maggio

Brigida che fu molie del qd Batista Peire di Frasinelo compare in corte e da querella a Chatalina mollie di Benedeto Firpo di Cravarecia Come essa Chatarina ed mano armata di un penacho lo giorno di S.ta Matia detta a Chatarina dette una penachata sopra la testa a essa Brigida e gli era presente Batista Guagnino e Pelegro Rebuso e B.tolomeo Peire.

Jo Chiapino Rossi ex officio facio citare detti Batista Guagnino Pelegro Rebuso e Bartolomeo Peire che digano la verità di detta querella Sentino Fontana in ciò refere avere citato li sudeti Batista Pellegro e Bartolomeo

Pelegro Rebuso testimonio citato a giuramento di detta querella e datoli lo giuramento interrogato responde dicho che quando Chatalina mollie di Benedeto Firpo di Cravarecia dette del penacho sopra la testa a Brigida mollia del qd Batista Peire in li boschi che sono in lite tra noi e loro che io gli era presente e viste quando gli dette di detto penacho sopra la testa a detta Brigida e questo e quanto io interogato como sa le predete cose per le ragione sudete e di etate di anni 34 in circa posede cento scudi più.

Batista Guagnino testimonio citato a giuramento di detta querella e dato giuramento de dire la verità interrogato responde dicho che lo giorno di S.to Matia ritrovandomi in li boschi di chi siamo in lite ed quelli di Cravarecia e gli era Brigida mollie di Bendeto Firpo di Cravarecia e altre donne e Pellegro Rebuso che tocho la mano a Catalina e chosì Brigida crido ed una garsoneta e si pilianno di parole e cosi quella garsona mise mano a detta Brigida e allora Catarina sensa dire altro gli dette della penacha in la testa e questo è quanto io interrogato como sa le predete cose per la ragione sudete di anni 45 circa posede L 100 e più.

Bartolomeo Peire testimonio a giuramento di detta querella e dato giuramento de dire la verità interrogato responde dicho che lo giorno di S.to Matia io mi ritrovavo in li boschi di che siamo in lite di quelli Cravarecia e li era essa Brigida e Catalina e altre donne e homini e cridavano e chosi viste Catalina ed un penacho in mano che tiro un corpo ma io non viste a chi si dese ma poi diseno che aveva dato in la Brigida che fu mollia del qd Batista Peire e io gli era un poco lontano e non pose vedere a pieno come pasò lo fatto e questo è quanto io interrogato como sa le predete cose per la sudeta ragione e di etate di anni trenta in circa posede 100 scudi e piu.


Documento n. 2
4 giugno 1595, un tentato omicidio a Clavarezza!
(a cura di Paolo Brassesco)

Chiappino Rossi fu un notaio che esercitò il proprio ufficio a Frassinello, tra la fine del XVI secolo e i primi decenni del XVII.
Nativo e originario di Chiappa (del resto il suo nome indica chiaramente la propria origine!), durante la sua permanenza a Frassinello rogitò poco più di 700 atti, divisi in testamenti, giuramenti, atti di vendita, acquisto e scambi di diversi beni (come case, terreni, alberi, bestiame, etc…) fino a fatti cruenti, come omicidi o tentati omicidi.
Operando all’interno del feudo di Frassinello e Caserza, erano soliti rivolgersi a Chiappino gli abitanti di Frassinello, Caserza, Crosi, Cannerosse, Carsi e del paese scomparso di Pese.
Tuttavia troviamo alcuni atti aventi protagonisti diversi Clavarezzesi, i quali, probabilmente per ragioni dettate dalla comodità e dall’urgenza (come in questo caso) erano soliti ricorrere alle funzioni esercitate dal notaio di Frassinello, e questo documento conservato presso l’Archivio di Stato di Genova ne è un chiaro esempio.
Infatti, il 4 Giugno del 1595, nelle campagne circostanti Clavarezza, avvenne un tentato omicidio, per mano di Batesto Firpo figlio di Patalino a danno di un suo omonimo (!) Batesto Firpo figlio di Tonio.
Fu un evento piuttosto cruento: come emerge dal documento, Batesto prese a picconate in testa (“ed mano armata di un piconeto lo a asaltato e gli ha dato sopra la testa piconate” ) il proprio omonimo, e non riuscendolo ad ucciderlo, una volta inerme, lo gettò in un dirupo ( “lo ha butato giù dalla libia”).
Questa scena fu davvero sanguinosa, tanto che nella testimonianza raccolta da Chiappino i testimoni riferirono dellla seguente scena “ (..) di modo che gli ha rotto la testa e fattogli diverse ferite che sono in pericolo di morte ed una grande confuxione di sangue ”.
Nonostante gli affanni di Batesto (l’assalitore!) nel cercare di eliminare l’avversario, il Batesto (vittima!) ne usci comunque incredibilmente vivo!
Ecco il testo integrale dell’atto:

1595 a di 4 giugno
Io Chiappino Rossi ex officio in casa mia a Frassinello

Scrivo la visita di Batesto Firpo filio di Patalino di Clavarezza chomo allo giorno sopra scritto esso Battista dise e da querela a Batesto Firpo fili qd Tonio di Clavarecia como esso Batesto allo giorno sopra o scritto ed mano armata di un piconeto lo a asaltato e gli ha dato sopra la testa e lo ha butato giù dalla libia di modo che gli ha rotto la testa e fattogli diverse ferite che sono in pericolo di morte ed una grande confuxione di sangue.

E questo la fatto in locho detto lo riale della possa Giurisdizione dell’illustrissimo Georgio Spinola e chosì insta e dise che ho come giusticia volla…essere contento di prendergli fan quello imposta lo giusto.

E questo lo ha detto in presecia di Batesto Peire qd Sentino e Pasquale Rebusi qd. Togno.


Documento n. 1
Le comunaglie di Clavarezza
(a cura di Paolo Brassesco)

Trattasi di un interessante studio riguardante un antico documento relativo ad una raccolta di antichi atti notarili volti a tutelare le “comunaglie” di Clavarezza… Buona lettura!

Quando Remo mi fece vedere questo documento, da lui rinvenuto l’anno scorso nella soffitta di casa sua, mi parve fin da subito qualcosa di singolare e allo stesso tempo importante.

Una volta trascritto al computer il mistero non si è svelato, tutt’altro.
Ad una prima occhiata il manoscritto si rivela costituito da due protocolli, datati 1873, dove nell’iscrizione della parte inferiore della prima pagina ci è svelano l’ignoto autore, tale Antonio Firpo fu Gaspare.

Dall’intestazione si intuisce che si tratta di un insieme di parti di atti notarili ricopiati dopo una minuziosa ricerca operata quasi sicuramente presso l’Archivio di Stato di Genova, per tutelare, a quanto sembra, alcuni terreni appartenenti alle comunaglie di Clavarezza nonché di case.

Tuttavia le uniche certezze che emergono sono le date: i documenti riportati coprono cento undici anni di storia clavarezzese, precisamente dal 1588 al 1699, riguardanti appezzamenti posti nei d’intorni di Clavarezza, Alpe e Porcile.

Purtroppo, a causa delle scarse informazioni a nostra disposizione è impossibile fare delle ipotesi sul perché Antonio Firpo si prese la briga di effettuare tale ricerca e quale fosse il motivo per la quale Clavarezza rischiasse di perdere tutti questi terreni citati.

Non ci resta che leggere quanto segue, con una precisazione doverosa: nella trascrizione, come sempre opero in questi casi, ho intenzionalmente lasciato in maniera integrale senza operare nessuna correzione l’intero manoscritto, limitandomi ad alcuni interventi per migliorare la comprensione del lettore di termini che troverete nelle parentesi quadre.

Buona lettura!

Questi docomento lio [li ho] ricavati io Antonio Firpo fu Gasparo del 1873 lulio [Luglio] e nesono [nessuno] a pagato niente di quelli di Clavarezza e a me sono costati molto e sono docomenti che poteranno sempre servire e quelli di Clavarezza poterano sempre pregare per me che o impedito di non prendere [non perdere] questi pascoli del nostro paese.

1641 a 24 Settembre

Vendita di un pezzo di terra foresta l.d. [luogo detto] li Crovassi fatta da Antonio Ghiglione q.[ “q.” sta per quondam, ossia del fu] Vincenzo della Villa dell’Alpi [Alpe] a Pietro Contin Firpo q. Lorenzino di detta Villa Tomaso Firpo q. Benedetto e Benedetto Firpo q. Meneghino della villa di Porcile a cui confina di s.a [ di sopra] gli eredi del q. Domenico Bertolotti, di sotto Andrea Rosso e da ambi i lati il Riale.

L’altro pezzo di terra foresta l.d. la Basolla, alla quale confina di sopra Cristoforo Rosso, di sotto la strada pubblica da un lato a man dritta il Riale, e dall’altro a man sinistra Gio. Antonio Bartolotto, e venduti detti pezzi due, per il prezzo di L. 96.

1645 a 4 ottobre

Vendita di un pezzo di terra foresta lineata nelle circostanze ossia territorio di Porcile l.d. Premaussi fatta da Pantalino Ghiglione q. Alpino e Lazarino Ghiglione q. Pantalino della Villa dell’Alpi e Pasqualino Firpo q. Tomato [ Tommaso] della Villa di Porcile per il prezzo di L. 24 alla quale confina di sopra la strada, di sotto Simone rosso, da un lato detto Pasqualino Firpo compratore, e dall’altro Bartolomeo Oberti.

1618 a 26 settembre

Vendita d’un pezzo di terra presta situata nel Territorio della Villa di Clavarezza L.d. Lencita e Selve fatta detta vendita da Gio Maria Firpo q. Bartolomeo di Clavarezza a Giovanni Firpo q. Meneghino di detta villa per il Prezzo di L. 30, alla quale confina di sopra li eredi del q. Nicolò Firpo, di sotto il Riale, da un lato Meneghino Firpo, e dall’altro gli Uomini dell’Alpi.

1641 a 24 7bre

Vendita di un pezzo di terra presta l.d. li Promonassi fatta dal Salarino Rosso q. Tommaso della villa dell’Alpi a Pietro e Santino Firpo q. Laurenzino, Tomaso Firpo q. Benedetta e Benedetto Firpo q. Meneghino della Villa di Porcile per il prezzo di L. 14 alla quale confina di sopra Bartolomeo delli Oberti, in fondo Nicolosio delli Oberti, da un lato a dritta il Riale, e dall’altro a sinistra il Costigliolo.

20 Agosto 1699

1°Firpo Urbano concede facoltà a Firpo Agostino q. Giovanni di poter vendere a Gio… e fratelli Firpo un pezzo di terra.

1588 21 maggio

2° Pietro Firpo q. Meneghino vende a Santino Firpo di Francesco una terra l.d. la Fossa e metà di una casa.

Notaro Sabino Pietro.

Novembre 1590

Agostino Lanzone q. di Noceto vende a Bernardo Firpo q. Benetto Bartolomeo di Clavarezza terra prativa e alberi di castagni.

Notaro Tomaso Deferrari.

1679 9 Dicembre
Angelo Marra Godano Notaro
Gio Ambrogio Innocenzo e Gerolamo Fratelli Fieschi

DocComunaglie(La parte centrale del manoscritto)

Quella che segue è forse la parte più interessante del documento.

Si tratta infatti dell’atto di vendita fatta da Ambrogio Innocenzo Fieschi, Signore di Savignone, signoria nella quale ricadeva all’epoca Clavarezza, in favore di Lazzaro Firpo, abitante di Clavarezza o forse di Porcile, stipulante per il figlio.

Prima di leggere l’atto va precisata una cosa molto importante: fino all’arrivo di Napoleone, i singoli contadini non erano proprietari pieni della loro terra ma ne conservavano il dominio utile.

Ciò significa che ne godevano il possesso, ma ogni anno erano obbligati a corrispondere al Conte ( in questo caso Ambrogio Innocenzo Fieschi) una tassa prefissata detta Fitto Gentile.

Inoltre, in caso di vendita, affitto, donazione, o passaggio per testamento da un contadino ad un terzo, si doveva richiedere apposita licenza al Conte nonché pagare un’ulteriore tassa, detta Laudemio.

Alla luce di quanto appena letto, lo scritto sottostante dovrebbe trattarsi di un atto di cessione del dominio utile, non della proprietà piena che, come detto, rimaneva sempre in capo al Conte!

Ambrogio vende a Firpo Lazzaro per lui stipulante Lazzaro suo figlio:

1°Pezzo di morazza con poco prato l.d. Risardo confini sopra g. battista Firpo e fratelli, sotto la scossa comune da un lato il riale dall’altro i beni di Giacomo.

2° Campo l.d. Coniali sopra eredi Nicolo Firpo ed eredi di Pantalino Firpo, da un lato la strada comunale e dall’altra il ritale.

3° Campo confini sopra Agostino e fratelli Firpo di sotto strada, da un lato Giacomo e Firpo dall’altra G.B. Scala.

4° Campo sopra Agostino da un lato, sotto Bernardo Firpo fu Benedetto da un altro
Benedetto Firpo e dall’altra Firpo ed in parte Benedetto Firpo.

L. Croso campo della Geretta _ detto Antonio fratelli Firpo sopra Giuseppe Firpo da un lato Michele Battei e dall’altro Giov. Batto.

Martignone. Prato campivo confini sopra la costa sotto Giuseppe Firpo da un lato la strada e dall’altro la Costa.

7° Campo l.d. Ronchi sopra la strada com. sotto il Ria. Da un alto Ambrogio Campoantico e dall’altra A.B. Firpo di Giacomo.

Campo Arbioli confini sopra la costa, sotto la strada comune, da una parte G.B. Firpo e dall’altra Agostino e fratello Firpo di Domenico.

Campo Rosella. Sopra Agostino Batrio sotto Giuseppe Firpo da un lato la fontana delle Roselle e dall’altro Michele Battò.

10. Crosa da Gorretta campo. Sopra Benedetto e fratelli Leali, sotto Michele, da una parte Michele Battò.

11° Campo Croso della Guassa sopra li fendi di Benedetto Campoantico sotto Bernardo Firpo da un lato Contardino dall’altro Giovanni Firpo.

12. Campo, l.d. Masiere sopra Brascino e fratelli Firpo di Meneghino da un lato Benedetto e fratelli Scala e dall’altra il riale di Mantigabecco, e dall’altro Brasino fratelli Firpo.

13 Prato l. d. Mantigabecco, sopra Contardino Firpo di Bernardo, sotto i beni di Palladino Firpo da un lato il riale di Coiva e dall’altra parte Giovanni Firpo di Lazzaro.

14. Campo l.d. Proventino, sopra Benedetto e fratelli Scala, sotto da un lato Giuseppe Firpo, dall’altro Agostino e fratelli Firpo di Domenico.

15.Prato luo. D. la Via – l. d. Sotto la Via sopra Firpo Giovanni sotto il riale da un lato eredi Nicolo Campo antico dall’altro la strada comunale.

16. Prato l.d. Lubiassa– Sopra Brascino Campoantico, sotto Domenico Firpo da un lato Nicolò Firpo, e dell’altro Agostino fratelli Firpo di Domenico.

17. Campo l.d. Tescatore– da un lato Marco e fratelli Poirè di frassinello mediante in parte Contardino Firpo.

18. Boscho l.d. Selva sopra Grovo di Giovanni f. Francescho fatto eredi di Bernardo Firpo dall’altra Agostino e fratelli Firpo di Domenico e dall’altra Domenico Firpo; Ambrogio perdona i fatti decorsi che erano lire 4 soldi. I compratori pagano parte parte promettono e si obbligano di corrispondere soldi 3 e grano uno staio una quarta e tre gombette e mezza.

I prossimi atti che seguono, invece, costituiscono brani di vere e proprie licenze concesse dal Conte Fieschi per il passaggio del dominio utile su diversi beni, da un soggetto all’altro:

G.B. Ambrogio di Innocenzo fratelli Fieschi permettono ad Ambrogio Firpo di Bernardo di
Di vendere a Giovanni Firpo una terra prativa l.d. Le Prè, ed altro pezzo campivo luogo detto la Mezaso p. Lire L.4.

Savignone 19 Nov. 1660

Ambrogio Firpo.

Licenza 1° Giugno 1657

Di G.B. Ambrogio ed Innocenzo Fischi a Nicolo Firpo di Giovanni di vendere a Giovanni Firpo di Lazzaro terra prativa l.d. Gremiasco e stimata da Bartolomeo Firpo e da Gottardini Firpo.

1654 28 Agosto Notaro Nicolò Godano

Agostino Firpo q. Giovanni di Clavarezza vende a Giovanni Firpo q. Lazaro piccola piazzetta con alberi da frutta.

1613 20 Settembre Not.

Licenza Gio Ambrogio Fieschi a Giorgio Firpo di vendere a Lazzaro Firpo una casa braciale in Clavarezza obbligandosi il compratore di pagare ogni anno all’anno .

Notaro Bonomo
Giuseppe Morando vende a Serafino Firpo

12 novembre 1652

Licenza di Ambrogio ed Innocenzo Fieschi a Simone Firpo q. Giammaria di Clavarezza di poter appigionare [affittare] a Giovanni Firpo una terra castagnativa ed altra prativa.

A conclusione ci lasciamo con delle domande, che rimarranno purtroppo senza risposta: quale storia affascinante si nasconde dietro questo scritto? Perché tale documento è rimasto custodito proprio in casa della Pina? E, soprattutto, quale doveva essere il suo scopo effettivo?

Certo, se ci atteniamo all’intestazione, un obbiettivo è stato comunque raggiunto: quello di informare i futuri posteri ( cioè noi!) del lavoro di ricerca da lui svolto, poiché il nostro Antonio ci tiene a specificare che : “[…] nesono a pagato niente di quelli di Clavarezza e a me sono costati molto e sono docomenti che poteranno sempre servire e quelli di Clavarezza poterano sempre pregare per me che o impedito di non prendere questi pascoli del nostro paese”.

Che dire, grazie caro Antonio di averci fatto pervenire un simile documento, frutto del tuo attaccamento a Clavarezza, della tua faticosa ricerca e del tuo portafoglio!

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